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CATTEDRALI: le nostre radici di pietra

domenica, febbraio 1, 2009 18:11
 Cattedrali: le nostre radici di pietra

Romaniche o gotiche, sono l'espressione architettonica più tipicamente europea, monumenti straordinari che in tutto il continente sanno parlare ai colti e ai semplici e comunicano il sentimento di una civiltà comune In questo saggio sono indagate le tre ragioni storielle della loro fioritura nei secoli centrali del Medioevo

di Jacques Le Goff e Daniela Romagnoli

La domenica di repubblica, 21/01/2007
Intorno al 1210 un inglese, Gervasio di Tilbury, scrive una specie di enciclopedia dal titolo di Otia imperialia, dedicata all'imperatore Ottone IV di Brunswick. Qui troviamo la definizione di mirabilia: è meraviglioso ciò che suscita meraviglia, ciò che stupisce perché eccezionale, al di fuori della nostra esperienza abituale.
Le meraviglie si differenziano dunque dai miracoli, perché il miracolo appartiene al divino, al soprannaturale, mentre il meraviglioso appartiene all'umano, al naturale, anche se può sfuggire, almeno temporaneamente, alla nostra comprensione.
Ebbene, tra le meraviglie del medioevo non si può non inserire la cattedrale, romanica prima, poi gotica.
Le prime cattedrali nascono nel Quarto secolo, quando il cristianesimo si radica nello spazio dell'impero di Costantino: grosso modo, nel bacino mediterraneo.
Qui sta la grande novità, la rottura col passato: la cattedrale sostituisce il tempio romano. Resta però com'esso legata a un territorio, quello nel quale il vescovo eserciterà le sue funzioni, cioè la diocesi. Che già esisteva, ma con carattere non religioso, bensì amministrativo.
cattedrali nord europa
nord europa:
la riproduzione di Notre Dame di Amiens in Francia iniziata nel 1220 e terminata nel 1269 Sotto, la cattedrale di Wells in Inghilterra fondata nel 1200 e finita nella prima metà del XIV secolo.

Nel Quarto secolo la cattedrale, sede della cattedra su cui siede il vescovo, non è che un elemento di un complesso più vasto, che può arrivare a comprendere due chiese, una scuola, un ospizio, un'abbazia, il battistero: quasi una città nella città.
Gradualmente ciascuna istituzione diviene autonoma e nel periodo carolingio (secoli Nono-Decimo) la cattedrale è un monumento a sé stante.
I secoli delle nuove o rinnovate cattedrali sono quelli del medioevo centrale. Sono i secoli che vedono la fine delle incursioni cruente (le ultime sono quelle degli Ungari e dei Normanni), quindi tempi di relativa tranquillità; sono i secoli del miglioramento climatico, al quale si connette una straordinaria ripresa demografica, causa ed effetto insieme di una notevole espansione dell'agricoltura.
La diffusione di nuove tecniche agricole, l'introduzione di nuove colture (gli spinaci, ad esempio, ce li portano gli arabi), soprattutto l'estensione dei dissodamenti, sono tutti elementi che conducono all'aumento della produzione (quantità dei raccolti), mentre bisognerà attendere ancora a lungo per un aumento davvero significativo della produttività (rapporto tra seminato e raccolto).
Si passa tuttavia, anche se lentamente e non dovunque allo stesso modo, da un'economia prevalentemente di sussistenza a una economia che riesce a produrre qualche eccedenza da immettere sui mercati.
Pensiamo inoltre alla migliorata sicurezza delle vie di comunicazione, percorse certo dai pellegrini ma anche dai mercanti e dai membri delle corporazioni di artigiani spesso itineranti, come i nostri grandi maestri comacini.
Pensiamo all'apporto fondamentale di culture diverse, come quella araba, alla quale dobbiamo molto più degli spinaci, per esempio la trasmissione di elementi che stanno alla base della scienza moderna come i numeri detti appunto arabi (anche se sono di origine indiana) e con essi lo zero, che permette i calcoli algebrici (come fare operazioni in colonna con i numeri romani?).
Lo straordinario fiorire delle cattedrali nei secoli Undicesimo-Tredicesimo è contemporaneo di tre grandi evoluzioni storiche.
Il primo elemento è dato da una espansione demografica senza precedenti: tra la fine del Decimo secolo e gli inizi del Quattordicesimo la popolazione dell'Occidente cristiano è più che raddoppiata, con punte rilevanti in alcuni paesi.
Ad esempio, in Francia passa da 6 a 18 milioni di abitanti, in Inghilterra da 1,2 a 3,8 milioni. Guardiamoci però dal ritenere che nella storia a un dato fenomeno corrisponda un'unica, precisa causa. Anzi, le vicende profonde - economiche, sociali, culturali in senso lato: vicende di lunga durata-possono essere insieme cause ed effetti, in un intreccio non sempre facile da discernere chiaramente.
Così, l'incremento demografico offre braccia più numerose e fruisce di questo incremento della forza lavoro per produrre maggiori e migliori quantità di derrate, che a loro volta permettono di nutrire un maggior numero di persone. Si tratta di una circolarità destinata ad essere drammaticamente interrotta dalla peste nera alla metà del Trecento.
È lecito pensare che l'accrescimento della popolazione abbia spinto a costruire edifici religiosi sempre più vasti. La cattedrale di Amiens riusciva a contenere circa diecimila persone,cioè praticamente l'intera popolazione della città.
Ma questo dato quantitativo non è il solo motivo che anima i costruttori di cattedrali.
Tra Undicesimo e Tredicesimo secolo la spinta principale viene dalla volontà e dalla capacità di potere della Chiesa e delle città.
Il secondo elemento è quello della riforma della Chiesa.
Pipino il Breve, Carlo Magno, Ludovico il Pio avevano già preso alcuni provvedimenti, tra cui la distinzione tra lo statuto dei monaci, che vivevano nei monasteri sotto la regola benedettina riformata nell'817, e quello dei canonici, tenuti alla vita comune nell'ambito della chiesa matrice cittadina.
L'abbazia di Cluny, fondata in Borgogna da Guglielmo d'Aquitania nel 909, fa suo lo spirito di riforma che diffonde con grande successo. In particolare, Guglielmo sottrae l'abbazia sia all'autorità laica sia a quella vescovile, per farla dipendere solo dalla chiesa romana, cioè dal papato.
L'esempio dilaga a macchia d'olio in altri monasteri, da Magdeburgo a Silos, da Malmesbury a Camaldoli, Vallombrosa, Montecassino. E monaco è Ildebrando di Soana, papa Gregorio VII (1073-1085), dal quale prende nome la riforma detta appunto gregoriana.
Un papa dal carattere particolarmente combattivo: ricordiamo il suo scontro con l'Imperatore Enrico IV, che dette luogo al notissimo episodio di Canossa.
Uno degli aspetti principali della riforma è la netta separazione del laicato dal clero, che sottrae la Chiesa all'influenza dei potentati: imperatori, re, signori feudali, i quali non possono più attribuire cariche religiose a persone, ecclesiastici o no, di loro scelta.
Proprio questa riforma da il via allo scontro pluridecennale tra poteri laici e poteri ecclesiastici noto come "lotta delle investiture".
Il terzo grande fenomeno che segna i secoli delle cattedrali è la grande espansione delle città. Ma è necessario distinguere le città dell'Italia centro-settentrionale da quelle d'oltralpe - in particolare di Germania e di Francia.
Là infatti i signori feudali abitano in campagna, nei loro castelli, che con il consolidamento della monarchia perderanno gradualmente la funzione e l'aspetto di fortezze (per lo più semplici costruzioni in legno, su rilievi di terreno naturali o artificiali: le "motte") per assumere quello di ricche, affascinanti residenze signorili. I re stessi sovente risiedevano fuori dalla capitale, Parigi: ad esempio, Luigi IX (san Luigi) risiedeva a Vincennes.
cattedrali mediterraneo
mediterraneo: dall'alto in basso Santa Maria de Regla a Leon in Spagna fondata nel 1255 e conclusa alla fine del XIV secolo; la Basilica di San Francesco di Assisi fondata nel 1228 e terminata nel XIV secolo; Santa Maria del Mar a Barcellona iniziata nel 1328 e terminata nel 1383
Sicché gli edifici più importanti delle città non erano i palazzi signorili, ma le cattedrali, con la loro imponenza architettonica spettacolare e con una straordinaria forza simbolica.
Non tutti i sovrani-ad esempio, non tutti i re d Francia-si interessano alla costruzione, ricostruzione, dotazione delle cattedrali.
In Francia infatti, anche se per costruire una cattedrale era necessario il permesso del re, la monarchia rafforzò i suoi legami con la chiesa episcopale solo dalla fine del Dodicesimo secolo, quando si preoccupò di costruire uno stato nazionale assolutistico sostenuto da un impressionante culto della regalità: basti pensare al rito della imposizione delle mani, col quale si credeva che i re potessero guarire alcune malattie.
Invece gli imperatori del Sacro Romano Impero, ormai divenuto germanico si collocano nel solco della tradizione carolingia di forte legame con la Chiesa sicché ad esempio Corrado II (morto ne 1039) intraprende la ricostruzione delle cattedrali di Spira per collocarvi i sepolcri dei membri della sua dinastia.
Ad altre cattedrali si mette mano tra Undicesimo e Dodicesimo secolo: a Durham, nell'Inghilterra normanna, nel 1093; a Worms tra 1025 e 1032; a Utrecht fra il 1076 e il 1099.
I sovrani neoconvertiti al cristianesimo, poi, sentono l'obbligo di dare alla loro nuova religione i mezzi per diffondersi e trionfare: è il caso del contemporaneo Stefano I, primo re cristiano di Ungheria (convertitosi nel 994 e morto nel 1038), fondatore della cattedrale di Estergom.
Diversamente da quanto accade Oltralpe, in Italia, e in particolare nell'Italia centro-settentrionale, i signori della guerra e della terra tendono a spostarsi nelle città, centri del potere politico ed economico.
Inoltre, il governo assembleare comunale si sforza di estendere il suo controllo sulla campagna circostante e per fare questo preferisce chiamare (a volte addirittura costringere) i signori del contado entro le mura cittadine.
Sicché l'assetto urbanistico della città comporta, oltre la cattedrale, anche i palazzi e le torri signorili e soprattutto il palazzo pubblico, sede degli organi principali del governo cittadino.
La città di pietra riflette dunque la città degli uomini, secondo la famosa distinzione data da Isidoro di Siviglia agli inizi del Settimo secolo.
Bisogna poi sottolineare il fatto che la figura del vescovo ha un ruolo molto importante, accanto e a volte in contrasto con l'aristocrazia feudale e con il popolo degli artigiani e dei mercanti.
Quella del vescovo è infatti una figura essenziale nella storia dell'Occidente cristiano, già a partire dalla tarda antichità. Dopo la divisione tra parte orientale e parte occidentale dell'Impero romano in crisi, e soprattutto dopo che Costantino trasporta la capitale da Roma appunto a Costantinopoli, si affievolisce la presenza del governo imperiale in Occidente.
Non miglioreranno le cose neppure con l'effimera riconquista di una parte delle regioni occidentali, a metà del Sesto secolo, da parte dell'imperatore Giustiniano.
Sono secoli nei quali la presenza più importante e significativa è proprio quella del vescovo, che finisce per riassumere in sé, oltre le funzioni religiose, anche funzioni civili e addirittura militari, soprattutto nei momenti delle incursioni e delle invasioni germaniche dei secoli dal Quarto al Sesto; c'è quasi una coincidenza tra la figura del cittadino (civis) e quella del credente (fìdelis).
Si rafforza così sempre più il rapporto tra vescovi e comunità, ad esempio nella solidale attività di costruzione o ricostruzione delle mura cittadine.
Né possiamo dimenticare come un'altra ben più sostanziale costruzione, quella della memoria collettiva, si serva anche delle liste dei presuli che si succedono sulla cattedra episcopale. Inoltre, le tombe dei vescovi concorrono, insieme ai sacri resti di santi e martiri, a fare della cattedrale un grande reliquiario, a protezione ed esaltazione della comunità.
Il vescovo gode inoltre di un carisma che si carica di valenze soprannaturali o addirittura magiche.
Con la costituzione del Sacro Romano Impero (l'unica data che ogni studente riesce a ricordare facilmente è quella dell'incoronazione di Carlo Magno a Roma la notte di Natale dell'anno 800) i vescovi continuano a svolgere anche funzioni giurisdizionali e di governo, assumendo a volte il titolo comitale; del resto, i centri privi di una sede vescovile non sono ritenuti degni dell'appellativo di città.
Dall'Undicesimo secolo, proprio nelle città dell'Italia centro-settentrionale, dai rapporti e dagli scontri tra aristocrazia feudale (primi e secondi milites), cittadini (cives) e poteri vescovili si costituirà, con tempi e modi diversi, il governo assembleare comunale.
Proprio grazie alla dinamica politica, economica, sociale di quel periodo le comunità urbane dell'Occidente cristiano pongono mano alla costruzione o ricostruzione delle loro cattedrali.
La cattedrale infatti non è solo la sede della cattedra vescovile e la più importante delle chiese, la principale casa del Signore - casa, domus, duomo - essa è ormai anche espressione della vivacità creativa del mondo cittadino, di una potenza che deriva dalla convergenza solidale di aspirazioni, entusiasmi, lavoro comune; una potenza che cerca conferma, espressione visibile, protezione divina, proprio nell'erezione di nuove e più importanti chiese.
Accade persino che la comunità cittadina voglia una chiesa propria, addirittura in opposizione a quella episcopale, come per esempio a Reggio Emilia, dove convivono il duomo, fondato nel secolo Nono, ricostruito nel Tredicesimo, poi molto rimaneggiato, e la chiesa civica di San Prospero, a sua volta ricostruita negli anni 1514-23 e successivamente rimaneggiata.
Un altro esempio importante è quello di Venezia, dove la cattedrale, già nell'Ottavo secolo, è San Pietro di Castello, mentre la sede patriarcale passerà in San Marco solo nel 1807. SanMarco-dove le reliquie del patrono giungono nell'anno 828 -nasce infatti come cappella palatina del doge, per divenire poi chiesa di stato, sede e centro dell'autocelebrazione della comunità.
Non è un caso che le chiese civiche siano spesso dedicate al santo patrono della città, mentre numerose cattedrali furono dedicate alla Vergine Maria: basti pensare a Notre Dame, a Parigi, ma anche al Duomo di Milano o di Firenze.
Va detto che proprio nel Dodicesimo secolo si ebbe una grande diffusione del culto mariano, alla quale contribuì in modo determinante l'opera di san Bernardo (1090-1153).
duomo di milano
particolare: Duomo di Milano, findato nel 1386, terminato nel 1887
Raramente una cattedrale era solo la chiesa che accoglie la cattedra del vescovo .Quasi sempre si trattava di un edificio polifunzionale, dove naturalmente prevalevano gli aspetti di carattere religioso, ma dove si svolgevano anche altre manifestazioni della vita associativa urbana. Poteva ospitare funzioni assembleari, politiche, giurisdizionali, notarili, mercantili.
Fu anche usata come luogo di passaggio per evitare percorsi tortuosi; realtà diffusa, destinata a durare a lungo: a Milano, nel Sedicesimo secolo, si dovette probabilmente all'arcivescovo Carlo Borromeo la chiusura di una porta laterale del Duomo per impedire di attraversarlo con i loro carretti agli ortolani diretti al mercato di frutta e verdura (il Verziere).
La polifunzionalità della cattedrale si rivela anche attraverso la straordinaria produzione di immagini: pitture murali, sculture, arredi sacri.
Tra questi, rivestivano grande importanza i reliquiari, per la loro funzione di esaltazione della chiesa che poteva possedere e offrire alla venerazione dei fedeli i resti dei santi e dei martiri, tanto più evidentemente preziosi quanto più lo erano le teche che li contenevano e che ne trasmettevano il messaggio visivo.
Inoltre per secoli, prima del rifiorire della scuola laica, le uniche scuole dell'Occidente cristiano furono proprio quelle delle cattedrali e dei monasteri, dove anche si svolgeva una straordinaria attività di scrittura e miniatura: non fosse altro, per la produzione di codici liturgici (messali, libri di salmi).
Un altro aspetto importante della cattedrale come luogo di cultura e di arte è quello musicale: il canto liturgico era un componente essenziale delle celebrazioni e il cantor - maestro della schola cantorum -era un personaggio di grande dignità e importanza.
Vale la pena di aggiungere che la musica, insieme al gioco, attraversa tutto il medioevo - il "lungo medioevo"-e ne costituisce un carattere positivo, gioioso.
La cattedrale romanica sarà in molti casi, ma soprattutto Oltralpe, sostituita da quella gotica a partire dagli anni Quaranta del Dodicesimo secolo, quando presso Parigi Sugieri, abate di Saint Denis (morto nel 1151), decide di alleggerire e innalzare l'edificio della chiesa aprendovi alte vetrate coloratissime e facendovi penetrare la luce.
Si tratta certo di una scelta architettonica legata a motivi di ordine teologico.
Tuttavia non bisogna trascurare anche la vicenda, essenziale, del gusto, che, come le mode, è soggetto a mutamenti anche radicali.
Può essere interessante rilevare come negli stessi decenni del passaggio dal romanico a gotico cambi anche il gusto nella scrittura, con la diffusione di forme angolose che, proprio come lo stile architettonico e con la stessa sfumatura di disprezzo, saranno poi chiamate "gotiche".
Siamo però davvero nell'ambito della lunga durata, perché i passaggi non sono bruschi e non avvengono con fratture improvvise.
Tanto gli storici della scrittura quanto gli storici dell'arte rintracciano la continuità nel mutamento, segnalando come i principi strutturali del gotico si sviluppino proprio da quelli del romanico. In certi casi - la Catalogna, le Fiandre - una continuità almeno parziale risale addirittura all'architettura religiosa paleocristiana.
La cattedrale è uno di quei monumenti straordinari-come certi templi induisti o buddisti-che parlano sia alle persone colte e di elevata spiritualità sia alle persone semplici.
Il miracolo della cattedrale è che essa accoglie tutti, è ricca di significato per tutti, offre un universo di sensazioni, visioni, pensieri. È difficile dire se tra i monumenti laici moderni se ne trovi qualcuno che le sia almeno in parte paragonabile.
Per questi motivi la cattedrale è divenuta una formidabile attrazione turistica. È l'espressione architettonica più tipicamente europea, un luogo nel quale i turisti europei sentono di appartenere a una comune civiltà.
nota:
Il testo di Jacques Le Goff e Daniela Romagnoli è tratto da Parliamo di Medioevo, Riflessioni sui secoli delle cattedrali, di prossima pubblicazione per i tipi di Silvana Editoriale, Milano, a cura del Comitato nazionale per il nono centenario della cattedrale di Parma, nell'ambito delle iniziative dell'Assessorato alle politiche scolastiche della Provincia di Parma.copertina
Il libro rievoca il viaggio compiuto nell'anno 1106 da papa Pasquale II da Roma a Guastalla, dove aveva convocato un Concilio Durante il viaggio il pontefice consacrò tra le altre la cattedrale di Parma.
Le illustrazioni della pagina sono del disegnatore e rilevatore archeologico Francesco Corni e sono tratte dal libro
Gotico in Europa
, Priuli & Verlucca Editori (testo di Paolo Bourbon, 170 pagine, 39,90 euro).
È uno spettacolare itinerario attraverso l'Europa e lungo un arco di tre secoli le cui tappe sono cattedrali, castelli e palazzi del periodo gotico riprodotti in accuratissimi disegni che ne mostrano le tecniche costruttive e gli ornamenti ma finiscono per rivelare anche il pensiero, la fede e le illusioni di chi edificò questi formidabili monumenti.
Info su http://www.priulieverlucca.com/

LASTAMPA.IT

sabato, gennaio 31, 2009 23:53
In punta di matita i manieri di Corni
 
GUIDO CURTO
BARD (AO)
Non potrebbe esserci sede più adatta del Forte di Bard per ospitare la mostra, Segni di Pietra, dedicata agli oltre quattrocento disegni a china di «Torri, castelli, manieri e residenze della Valle d'Aosta» eseguiti da Francesco Corni. Corni, nato a Modena nel 1952, dopo gli studi in biologia si forma come disegnatore e rilevatore archeologico alla scuola dello svizzero Charles Bonnet, e negli anni '70 viene scoperto dalla Soprintendente ai Beni Artistici e Architettonici della Valle d'Aosta, Flaminia Montanari, che lo incarica di "rilevare" edifici più e meno noti della Vallée: a partire dall'Anno 1000 fino all'1800. Anche se poi il lavoro di Corni si estende a tutto il territorio italiano: collabora, infatti, per le Soprintendenze del Piemonte, la facoltà di Architettura di Reggio Calabria e per riviste come Bell'Europa e Bell'Italia.

Nelle due sezioni della rassegna (e del bellissimo catalogo) troviamo prima, nella Cantine del forte, i disegni di tutte le Torri ottoniane e dei Castelli primitivi presenti nella Vallée, i Forti, fino al restyling sei-settecentesco di quelle solidissime architetture di montagna. La seconda sezione, allestita nelle Prigioni, mette a confronto modelli italiani ed europei: il cubico castello di Verrès con la Torre di Londra, Fénis con Chambery. Corni interpreta ciò che vede, aiutandoci a capire la complessità strutturale dei castelli e degli edifici in genere, anche al loro interno, con spaccati assonometrici che ci fanno scoprire la bellezza segreta, inesprimibile a parole, di quei Segni di pietra.

FRANCESCO CORNI, SEGNI DI PIETRA
BARD (AO), FORTE
FINO AL 15 FEBBRAIO

EXIBART.COM

sabato, gennaio 31, 2009 23:46

Bard (AO) - dall'undici ottobre 2008 al 15 febbraio 2009
Francesco Corni - Segni di pietra. Torri, castelli, manieri e residenze


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FORTE
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La mostra è dedicata alle eccezionali illustrazioni delle strutture fortificate valdostane, a partire dall'anno Mille sino al 1800, realizzate da Francesco Corni, messe a confronto con alcuni tra i più significativi modelli di fortificazione italiani ed europei
orario: martedì/venerdì dalle 10 alle 18 - sabato/domenica e festivi dalle 10 alle 19 - chiuso il lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero 3 euro, ridotto 2, ragazzi 2. Museo delle Alpi: Intero 8 euro, ridotto 6, ragazzi 4. Cumulativo Museo e Mostra Intero 9 euro, ridotto 6, ragazzi 5
vernissage: 11 ottobre 2008.
catalogo: in mostra
ufficio stampa: SPAINI & PARTNERS
autori: Francesco Corni
genere: documentaria, architettura, personale, disegno
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6/7 OTTOBRE "PORTICI DI CARTA"
FRANCESCO CORNI AL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO