Villa micenea,minoica di Haghia Trada Resti e ricostruzione
Villa micenea,minoica di Haghia Trada Resti e ricostruzione

A Pa GR Creta1

Sicuramente l’isola di creta poteva contare su un discreto sviluppo agricolo, grazie le sorgenti e all’ottimo clima, su un mare pescoso e un florido artigianato, ma non bisogna illudersi: una potenza e una ricchezza come quella che le fonti antiche riportano gli scavi confermano, non possono venire che dal commercio. E non il commercio costiero di olio, vino e legname, ma quello raffinato di poca fatica e massimo valore aggiunto: oro e argento, pietre preziose e avorio. Era accaduto che l’avvento della 18ª dinastia aveva portato l’Egitto all’apogeo della potenza e della ricchezza proprio mentre si esaurivano le miniere d’oro del Sudan, quelle della mitica regina di Saba.

Per alimentare il suo artigianato l’Egitto aveva bisogno di enorme quantità di materie prime dall’oriente ed era impensabile affidarsi alle carovane a causa dei briganti. Si poteva raggiungere il Nilo dalla Siria via mare ma i faraoni non disponevano di una flotta in grado di tenere testa ai pirati. Esperti marinari, i minoici non avevano paura di pirati anche perché i pirati erano loro. Così eliminando ogni concorrenza ottenero l’esclusiva del commercio di preziosi dalla Siria, aggiungendo i prodotti del proprio artigianato, vasi, armi, tessuti.

Tutto filò liscio fino all’inizio del XVI secolo avanti Cristo quando l’onda di maremoto provocata dall’esplosione di Tera, l’attuale Santorini, spazzò via le flotte e i porti di Creta.

La concorrenza potè rialzare la testa, in pochi anni Micene e le altre isole dell’Egeo subentrarono nelle rotte e nei mercati, e della civiltà di Minosse non rimase che il ricordo.

Gli splendidi palazzi di Cnosso, di Festo,di Mallia, erano già scomparsi quando Omero scrisse l’Iliade.